di cinquecento senza padrone
Il grande spiazzo dietro casa di mio padre era un posto deprimente. Non era che uno sterrato pieno di pietre aguzze e fossi utilizzato principalmente come parco giochi da bambini inconsciamente suicidi e masochisti che facevano gare di corsa e salto pagando con ore di pronto soccorso il divertimento di pochi minuti.
Non c’era nessuna attrattiva. Come dicevo era spoglio, triste e monocromatico. Eccetto che per un’automobile: una cinquecento rossa, abbandonata lì dietro chissà quanto tempo prima.
A mente fredda, chiamarla automobile è un atto di carità non indifferente. Non aveva più le ruote, la ruggine faceva capolino laddove la vernice era stata scrostata via e l’interno era stato svuotato praticamente di tutti i pezzi che avrebbero potuto identificarla come automobile eccetto che per i due sedili posteriori. Le poche parti rimaste, invece, erano state distrutte nei modi più creativi che i bulletti di quartiere avessero potuto permettersi.
A me però quell’auto sembrava bellissima, perché quella era la casa di Colonnello.
Indovinate e vincete un nastrino frou frou e un bacio in fronte :’)
4 Responses to “di cinquecento senza padrone”
By mais2 on Oct 4, 2009
io vincerei, però lascio la possibilità di essere baciati a quelli che non sono raccomandati. sono ggenerosa
By Alucard on Oct 4, 2009
mboh ಠ_ಠ
Colonnello mi fa venire in mente la storia della gabbianella, ma il resto non c’entra
By Anna on Oct 5, 2009
Allora
sei sopravvissuta alla 24h
By Asuka on Oct 5, 2009
Anna, è in parte esatto.